Appello per uno spezzone putatransfemministaqueer nella manifestazione del 15

” Veniamo dal femminismo radicale, siamo le lesbiche, le prostitute, l* trans, le immigrate, le sfortunate, le eterodissidenti… siamo la rabbia della rivoluzione femminista e vogliamo mostrare i denti: uscire dagli uffici del “genere” e delle politiche corrette e che il nostro desiderio ci guidi, sempre politicamente scorrette, sempre disturbando, ripensando e risignificando le nostre mutazioni.
Ormai non vale niente essere solo donne. Il soggetto politico femminista “donne” ci è ormai troppo stretto, ed è escludente in se stesso – lascia fuori le lesbiche, l* trans, le prostitute, quelle col velo, quelle che guadagnano poco e non vanno all’università, quelle che gridano, le clandestine, le frocie…”*

dal Manifesto Putatransfemministaqueer

Siamo stanche di sessere carine e comprensive, di stare a casa, di fare lavori di merda, di chiedere il permesso, di sorridere, di avere stile, di farci toccare il culo…

Per troppi anni abbiamo chiesto un cambiamento sociale e istituzionale, l’uguaglianza e i diritti civili come donne e come lesbiche, gay, trans. Ci hanno risposto che i tempi non erano maturi, che sua santità non era pront*, oppure che qualche concessione poteva essere fatta, per le italiane, purché ci prestassimo al gioco delle retoriche e delle politiche nazionaliste, razziste, securitarie, normalizzanti. Purché ci prestassimo a dire che il pericolo per le donne e per le frocie sono gli immigrati. Purché dimostrassimo di essere donne e omosessuali per bene.

Di fronte all’esplodere sulla scena pubblica di scandali sessuali che hanno reso evidente la contraddizione di genere, ci siamo dette: se non ora, quando? Ma non era ancora il momento per poter rigettare in blocco il capitalismo pedo-pornografico-farmacologico che produce e regola questo regime di sessualità.

Oggi, di fronte alla crisi che investe, oltre alle nostre vite, la sovranità statuale, la rappresentanza, le forme della politica, è venuto il momento di agire pratiche comuni a partire dalla complessità e dalla molteplicità delle nostre collocazioni e situazioni, e di convergere verso le lotte precarie per il reddito e per il diritto all’insolvenza.

E’ venuto il momento di portare dentro di esse la critica all’eterosessualità obbligatoria e alla violenza maschile, la ricerca di immaginari postpornografici e di pratiche contrasessuali, per produrre localmente momenti in cui saltino simultaneamente tutte le stratificazioni del biopotere e del potere. Il neoliberismo è intrecciato al biopotere e i nostri corpi, le nostre storie, e le convergenze e alleanze che costruiamo, sono le pratiche che possono sovvertirlo.

A partire dalla giornata di mobilitazione internazionale del 15 ottobre, che vedrà in piazza contro la crisi e la precarietà student*, lavorat*, immigrat*, scenderemo in lotta per le nostre condizioni di vita materiali.

Il soggetto precar* non è una figura astratta della produzione postfordista: è un corpo parlante che comincia a esigere il suo “habeas corpus”.
Sappiamo di cosa parliamo quando nominiamo la ricattabilità politica, sociale e sessuale sul luogo di lavoro; conosciamo bene lo sfruttamento del corpo, dell’affettività, della capacità di relazione 24 ore su 24. Lo sappiamo come donne, gay, lesbiche, trans, queer, da sempre, da molto prima che diventasse una condizione generalizzata.

Il 15 non è che un passaggio: costruiremo uno spezzone che dia visibilità alla presenza inter-trans/lesbo/femminista/queer, in cui ci sia spazio per le pratiche anche diverse che ci caratterizzano.
Vogliamo uno sciopero precario in cui bloccare, assieme ai flussi materiali e immateriali della produzione, anche i flussi di desiderio sostenuti dal capitale, per fare irrompere uno spazio pubblico di riappropriazione dei corpi e dei piaceri, di relazioni e affettività altre.

“Siamo una realtà, operiamo un diverse città e contesti, siamo conness*, stiamo generando alleanze e strutture proprie: non ci farete tacere mai più.”*

Appuntamento sabato 15 alle 13.30 in Piazza Esedra- Roma-

Per adesioni, prenotazione bus o comunicare altri spezzoni queer: smaschieramenti@inventati.org

 

antagonismogay/Laboratorio Smaschieramenti
Frangette estreme
Fuoricampo Lesbian Group
MIT Movimento Identità Transessuali
Sexyschock
Circolo PINK Verona
Facciamo Breccia
Riprendiamoci la politica e Maschile Plurale
Valentina Vandilli
Etichette Stupide
Comitato Diritti Civili Prostitute
Universinversi 
Maria Grazia Negrini – Tavola delle donne sulla violenza e sulla sicurezza nella città (Bologna) 
Facciamo Breccia 


Una risposta to “Appello per uno spezzone putatransfemministaqueer nella manifestazione del 15”

  1. sexyshock scrive:

    +++++++++++++++
    PULLMAN QUEER — ATTENZIONE POSTI ESAURITI SE CI SONO NOVITA’ LO SCRIVEREMO QUI!!!!!

    Il pullman pink queer oramai è leggenda (ci si innamora, si legge l’oroscopo di internazionale e si fanno lunghe pause all’autogrill),
    non potevamo esimerci dall’organizzarne uno anche per il 15 ottobre, obiettivo: fuck austerity in salsa queer, il debito ve lo pagate voi.

    +++++++
    partenza da Autostazione di Bologna, pensilina 25
    Partenza ore 6:30
    Rientro da Roma ore 21:30 > Ponte Mammolo
    Costo 21 Eu
    +++++++++++++++

    Sexyshock è composto da precarie, a volte disoccupate (anche sentimentalemnte…), ma non sfigate sia chiaro, per questo saremo a Roma nel corteo in modo dinamico e gioioso: i tempi sono bui e vanno illuminati.

    Zero austerity e look dimessi, in questi anni di contratti a progetto e ritenute d’acconto, con le devote di San Precario abbiamo ragionato sulla differenza tra sfiga e sfida, su come valorizzare le pratiche di resistenza “del Precario Rivoluzionario” attraverso percorsi di genere, di come poter cospirare assieme anche attraverso dei workshop di puntocroce e di sextoys.

    Abbiamo guardato con immensa ammirazione le badanti dai bulbi ipercotonati e impeccabile trucco che la domenica si riuniscono nei parchi cittadini in un circolo di chiacchiere e bevute rivolte ai pezzi del loro cuore rimasti nel paese di origine.

    Abbiamo sfilato con gli ombrelli rossi, simbolo dei diritti civili delle e dei sexworkers rifiutando di etichettarci con il concetto di dignità: “non fa parte del nostro vocabolario e non ci rappresenterà mai perché non vogliamo essere degne”. Vogliamo che una volta per tutte si possa mandare all’aria questo concetto che ci divide in ‘donn@ per bene’ e ‘donn@ per male’ e il 15 ottobre mandarlo all’aria collettivamente.

    Tramite il Sexyshock lavoriamo da 10 anni per promuovere una cultura della sessualità gioiosa e consapevole, non torneremo indietro. A Roma, unite e sempre splendide, perchè noi le gonne non le allunghiamo!

    Resistenti sì, ma degne mai. http://www.lucciole.org

    Siamo abituate, l’abbiamo imparato dalle nostre mamme, zie, nonne e vicine di casa, che il multitasking è una risorsa, ma anche un sapere-fare che ci accompagna da sempre e che è ben rappresentato dall’immagine di una borsa della spesa, le chiavi di casa incastrate tra le dita, il portatile a tracolla (questo solo per quelle che l’hanno), l’ultimo furtino da HM in tasca e il cellulare incastonato tra l’orecchio e la spalla. Di questo multitasking ne abbiamo fatto risorsa, e questa crisi non ci ha colte impreparate: i nostri curriculum vitae sono eterogenei e surreali.

    Grazie Mamme!!! ma a caghér tutti gli altri, che spengono i desideri e tolgono prospettiva alle nostre vite e ai progetti collettivi: dalla possibilità di organizzare una vacanza al farsi curare un dente, dal pensare di fare un figlio al ridurre giorno dopo giorno il nostro “farsi impresa” in una sorta di autosfruttamento.

    “Sappiamo di cosa parliamo quando nominiamo la ricattabilità politica, sociale e sessuale sul luogo di lavoro; conosciamo bene lo sfruttamento del corpo, dell’affettività, della capacità di relazione 24 ore su 24. Lo sappiamo come donne, gay, lesbiche, trans, queer, da sempre, da molto prima che diventasse una condizione generalizzata. Il 15 non è che un passaggio: costruiremo uno spezzone che dia visibilità alla presenza inter-trans/lesbo/femminista/queer, in cui ci sia spazio per le pratiche anche diverse che ci caratterizzano. Vogliamo uno sciopero precario in cui bloccare, assieme ai flussi materiali e immateriali della produzione, anche i flussi di desiderio sostenuti dal capitale, per fare irrompere uno spazio pubblico di riappropriazione dei corpi e dei piaceri, di relazioni e affettività altre.” * (*Appello Putatransfemministaqueer del 15 ottobre)

    SexyShock verso lo sciopero Precario
    Punta sotto il Gonfalone di San Precario!!!!

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